La recente sentenza sulla causa (R.G. 2622/2014), pronunciata il 26 febbraio dal Giudice Dott. Stefano Marzo del Tribunale di Brindisi, che ha condannato la ASL BR al risarcimento di oltre 600 mila euro nei confronti di un’impresa appaltatrice, rappresenta un pronunciamento di grande rilievo per il settore dei lavori pubblici e per l’intero sistema degli appalti pubblici.
Il Tribunale ha infatti accertato che la risoluzione unilaterale del contratto disposta dalla stazione appaltante era illegittima, riconoscendo responsabilità alla stessa per l’anomala gestione del contratto di appalto nella fase esecutiva che, unitamente ai ritardi nei pagamenti, ha generato gravi danni all’impresa appaltatrice.
Come ANCE Brindisi accogliamo con favore una decisione che riafferma un principio fondamentale: nei rapporti contrattuali tra pubblica amministrazione e imprese devono valere responsabilità, correttezza ed equilibrio.
Non è accettabile che imprese impegnate nella realizzazione di opere pubbliche subiscano conseguenze gravissime – come la risoluzione del contratto o la compromissione della propria reputazione nel mercato – quando le difficoltà derivano da ritardi, inerzia o improvvide scelte amministrative della stessa committenza pubblica.
Da Brindisi parte anche un monito chiaro ai Responsabili Unici del Progetto e alle Direzioni Lavori: non si può pensare di minacciare con facilità la rescissione dei contratti – o, peggio ancora, di procedere alla loro risoluzione – scaricando sull’impresa inerzie, omissioni, ritardi, errori progettuali o criticità procedurali maturate all’interno della stessa amministrazione o tra i diversi soggetti coinvolti nell’appalto.
Il contratto pubblico è un rapporto complesso che richiede responsabilità condivise e una gestione amministrativa rigorosa ma, al contempo, rispettosa dei ruoli, come previsto dall’art. 2 del Codice dei Contratti – principio della fiducia.
La risoluzione non può diventare uno strumento utilizzato per trasferire sulle imprese le conseguenze di inefficienze, inerzie e disfunzioni della macchina amministrativa.
Il settore delle costruzioni vive già da anni condizioni di grande complessità finanziaria e operativa. In questo contesto è indispensabile che la pubblica amministrazione operi con trasparenza e puntualità nelle procedure, verificando in particolare la qualità progettuale e garantendo tempestività nei pagamenti, così da non alterare quanto previsto dall’art. 9 del Codice dei Contratti – conservazione dell’equilibrio contrattuale.
Talvolta, quando un’impresa subisce decisioni ingiuste, sembra necessario – come nella celebre storia del mugnaio di Potsdam – “trovare un giudice a Berlino” per vedere riconosciuti i propri diritti.
Questa sentenza dimostra che anche in Italia, e oggi orgogliosamente a Brindisi, la giustizia può ristabilire la legalità quando i principi di correttezza contrattuale vengono meno. L’auspicio, tuttavia, è che non sia sempre necessario arrivare a questo punto e che il rispetto dei ruoli prevalga già nella gestione ordinaria dei rapporti tra amministrazioni e imprese.
Non possiamo tuttavia non evidenziare come per arrivare a questo riconoscimento giudiziario siano stati necessari oltre undici anni dall’avvio della causa nel 2014 e più di dodici anni dai fatti che hanno originato la controversia e l’attuale Direttore Generale della Asl Brindisi, dott. Maurizio De Nuccio, si ritrova, suo malgrado, a dover affrontare una problematica di certo non dipesa dalla sua gestione.
Tempi così lunghi per ottenere giustizia rappresentano un ulteriore costo per le imprese e per il sistema economico e confermano la necessità di procedure più rapide e di una gestione più efficiente dei rapporti contrattuali pubblici.
Non si può neppure ignorare che proprio la lentezza del sistema giudiziario finisca talvolta per incentivare comportamenti amministrativi discutibili: la consapevolezza che una controversia possa richiedere molti anni prima di essere definita può indurre alcune amministrazioni a ricorrere con maggiore disinvoltura alla risoluzione dei contratti, confidando nel fatto che l’eventuale accertamento delle responsabilità arriverà molto tempo dopo.
Per questo è fondamentale implementare gli strumenti che il legislatore ha già previsto per prevenire e risolvere tempestivamente le controversie durante l’esecuzione dei lavori, a partire dal Collegio Consultivo Tecnico (CCT). Se prontamente e correttamente istituito e utilizzato, il CCT consente di affrontare in corso d’opera le criticità tecniche, economiche e procedurali dell’appalto, offrendo valutazioni indipendenti e rapide che possono evitare il degenerare dei conflitti, il blocco dei cantieri e il ricorso al contenzioso giudiziario.
Rafforzare la cultura e l’utilizzo del Collegio Consultivo Tecnico, nominando componenti di provata esperienza e competenza, significa contribuire concretamente a rendere più efficiente il sistema degli appalti pubblici, tutelando al tempo stesso l’interesse pubblico, così come previsto dall’art. 1 del Codice dei Contratti con il “principio di risultato” e il sistema delle imprese di costruzione.
Come ANCE Brindisi continueremo a promuovere un confronto costruttivo con tutte le amministrazioni del territorio affinché gli appalti pubblici possano svolgersi serenamente nel rispetto del quadro normativo vigente e continueremo a supportare le imprese associate che si trovano a subire situazioni di mala gestio amministrativa.
Angelo Contessa
Presidente
ANCE Brindisi