Riceviamo da una nostra lettrice una lettera-denuncia in cui si racconta l’odissea di chi il cancro lo ha già avuto ed oggi non trova spazio nella sanità pubblica per i controlli:
“Ottobre è da sempre il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno con iniziative di ogni genere e illuminazioni di monumenti e luoghi simboli. Anche Brindisi risponde all’appello ma questa risposta non trova poi riscontro nella realtà. Mi spiego. Oltre le foto, i proclami, le visite gratuite c’è uno scenario che sembra quasi invisibile alle luci dei riflettori, uno scenario fatto di cartelle cliniche, attese disperate e porte chiuse in faccia. È la Brindisi dei pazienti che la malattia l’hanno già affrontata, combattuta e superata, ma che oggi si scontrano con il muro di gomma di una sanità pubblica allo sbando.
Per me, fare prevenzione non significa solo sottoporsi annualmente a visite senologiche, ma significa anche fare esami per prevenire e monitorare situazioni cliniche strettamente connesse al mio cancro al seno. Io sono una paziente in trattamento per osteoporosi post-chirurgica, una condizione strettamente legata al mio percorso oncologico e sottopormi regolarmente a una densitometria ossea (MOC) non è un lusso o un controllo di routine, ma un esame salvavita, fondamentale per evitare fratture devastanti e monitorare la mia salute.
Ho in mano un’impegnativa con priorità “programmabile”, quindi da erogare al massimo entro 120 giorni. Ebbene, sapete qual è la risposta del sistema sanitario dell’ASL di Brindisi? Il nulla. Non c’è posto né ora, né tra 120 giorni, né mai. L’impiegata del CUP ha fatto spallucce quando ho presentato la mia richiesta. Le agende sono sbarrate, in tutta la provincia di Brindisi, in barba a tutti proclami. Ho già percorso strade ufficiali, mail formale ai vertici dell’ASL di Brindisi e al Presidente della Regione Puglia, ma il risultato è stato il silenzio assoluto. Nessuna risposta, nessuna spiegazione, nessun aiuto. Io non sono nelle condizioni economiche tali da non poter effettuare l’esame a pagamento, ma la mia denuncia pubblica, unica arma a quanto pare per sollevare il problema, è soprattutto a beneficio di chi rinuncia a curarsi o più semplicemente a denunciare pubblicamente. Da cittadina che paga regolarmente le tasse, pretendo che un servizio pubblico, un diritto sancito dalla Costituzione, venga reso a tutti, senza differenze di nessun genere. Chi combatte o ha combattuto con una malattia grave, con un cancro, non deve assolutamente percorrere strade tortuose o impraticabili per effettuare esami e visite. La regione Puglia è in piano di rientro e probabilmente lo sarà anche per il prossimo anno. Questo in termini pratici significa ancora sacrifici e rinunce per l’utenza, significa non poter beneficiare dei programmi di screening per il tumore alla mammella per le donne tra i 45 e 70 anni (attualmente garantiti solo alla fascia 50 – 69), significa anche non vedere mai approvato ad esempio un protocollo che in Lombardia è già realtà e che consente il rientro automatico e gratuito nello screening per le donne con un pregresso tumore alla mammella che hanno superato i dieci anni dalla diagnosi e concluso le cure che punta a eliminare barriere, costi e stress, garantendo un percorso di sorveglianza sicuro, continuo e senza interruzioni.
E allora che valore e significato vogliamo dare alla parola prevenzione? Una cosa che fa tendenza? Che va di moda? Alle parole devono seguire i fatti e i fatti sono appannaggio di chi riveste ruoli istituzionali
Che valore ha illuminare i monumenti di rosa o di qualsiasi altro colore se poi si nega alle donne (e ai pazienti oncologici in generale) il diritto elementare di curarsi e prevenire? Di cosa parliamo quando celebriamo la “cultura della prevenzione” se un esame salvavita diventa un miraggio irraggiungibile? La salute non è e non deve essere un favore concesso dalla politica, ma un diritto costituzionale che oggi, a Brindisi, viene calpestato nel silenzio generale”.