Turco e Giove: Le gioie e i dolori per la rinuncia di Edison…

La decisione di Edison ha giustamente determinato gioie (Movimento 5STELLE,  CGIL di Macchia, COBAS, BRINDISI Bene Comune, PD) e dolori tra la maggioranza che governa la città ed alcuni imprenditori.

La rinuncia di Edison, però,  non può cancellare le eventuali responsabilità dell’Autorità Portuale che, pur di autorizzare il rigassificatore nella zona di Capo Bianco, avrebbe rilasciato certificazioni non rispondenti al vero in merito ai due binari delle ferrovie, attivi, che arrivano esattamente nella stessa zona  e quindi il rischio di incidente e pericolo sarebbe stato assicurato. Nella certificazione sarebbe stata omesso l’esercizio della rete giungendo a dire, forse,  che la linea era inutilizzata. Le cose non sono cambiate e quindi se già qualcuno pensa a Brundisium gas, SE LO SCORDI!!! E comunque restiamo in attesa di conoscere il parere della Procura della Repubblica, alla quale ci risulta sia stata inviata una ben articolata e strutturata denuncia.

 La RFI ha previsto un investimento di 60 milioni per un intermodale e una piattaforma logistica in quella zona. Non perdiamo questa ghiotta opportunità.  

Prendere coscienza della competitività territoriale significa basare ogni politica di sviluppo del territorio su un’analisi strategica della sua posizione comparata con le altre aree. 

Occorre una lettura integrata del territorio e delle sue risorse perché la competitività nell’offerta,  sul mercato globale, è data anche dalla piena utilizzazione delle sinergie che le comunità organizzate in sistema possono fornire alla domanda degli operatori economici. 

La Puglia è una regione di frontiera dell’Europa e  in particolare Brindisi come punto focale di un asse intermodale tra trasporti marittimi e terrestri che congiunga Italia, Europa e Paesi del Mediterraneo. Brindisi vista come centro attrezzato della retroportualita’ e vista come naturale grande piattaforma della logistica integrata al servizio dell’Europa e del Mediterraneo.

 È comprensibile che la notizia di un potenziale arrivo di un colosso come MSC (Mediterranean Shipping Company) a Brindisi generi entusiasmo, ma facciamo un’analisi lucida che tocca i nodi cruciali dello sviluppo portuale: i proclami non bastano se mancano le infrastrutture di supporto.

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale  Mastro e le istituzioni locali  conoscono bene il territorio? La sfida per accogliere la logistica pesante e i containers va ben oltre la semplice banchina.

Vediamo concretamente quale è la situazione del porto di Brindisi rispetto alle necessità di una logistica moderna.

Cosa serve a Brindisi per ospitare la “logistica pesante” ?

Per far funzionare un hub container e logistico di alto livello, non basta che una nave attracchi. Serve una catena intermodale perfetta. Ad oggi, la situazione presenta forti criticità:

 L’assenza di un vero Interporto:  Brindisi non ha un interporto attrezzato e funzionante collegato direttamente alle banchine. Senza un’area di sosta, smistamento e stoccaggio delle merci (retroporto), i container intaserebbero immediatamente l’area portuale.

La logistica pesante moderna viaggia su ferro e RFI lo sa benissimo. Anche se ci sono progetti e investimenti in corso per il potenziamento dei raccordi ferroviari nella zona industriale e portuale (ZES – Zona Economica Speciale), l’efficacia dell’«ultimo miglio» ferroviario è ancora parziale.

MSC muove navi container di dimensioni enormi. Brindisi (in particolare a Sant’Apolinare o a Costa Morena) ha ottime banchine, ma i fondali devono essere costantemente adeguati e dragati per permettere l’accesso in sicurezza alle portacontainer di ultima generazione.

Un terminal container ha bisogno di gru a cavalletto (Gantry Cranes) ad altissimo rendimento per caricare e scaricare le navi rapidamente. Attualmente la dotazione strutturale del porto è più orientata al traffico Ro-Ro (passeggeri e tir) e alle rinfuse, piuttosto che ai container puri.

Non tutto è da rifare. Brindisi ha delle carte importanti da giocare, ed è probabilmente per questo che MSC guarda con interesse al porto.

A differenza di altri porti storici italiani che sono “soffocati” dalle città, Brindisi ha una vastissima zona industriale retrostante il porto. Lo spazio fisico per costruire capannoni logistici e centri di smistamento ci sarebbe. Le agevolazioni fiscali e le semplificazioni burocratiche per chi investe nel porto e nel retroporto sono una forte attrazione per multinazionali come MSC.

Riteniamo, però,  che MSC non sia sufficiente anche perché temiamo che in qualsiasi momento MSC potrebbe dirottare tutto su Bari.

I nuovi scenari commerciali ed energetici stanno rilanciando l’importanza strategica dell’antico “mare nostrum”, un bacino che comunque cerca sbocchi oltre Suez e Gibilterra. Le due grandi porte, la prima ad Occidente e l’altra ad Oriente, sono diventate un limite ai flussi in entrata e in uscita dal Mediterraneo. Un limite oggi abbondantemente superato grazie all’apertura di due nuove porte, il Corridoio 5 (Trieste – Lubiana – Budapest – Bratislava ecc.) e il Corridoio 8 (vama- Sofia – Skopie – Tirana – Durazzo – Puglia) e la Puglia dovrà tornare ad essere Brindisi. 

Antonio Turco  

Consulente Esperto Logistica

Raffaele Giove  Tour Operator

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