Negli ambienti della chimica qualcuno aveva fatto notare che la posa della prima pietra della Gigafactory era avvenuta in tutta fretta, addirittura prima della derfinizione del roster di aziende che dovranno essere impegnate nella sua costruzione. Un fatto insolito, ma forse non più di tanto, visto che la attribuzione delle commesse è avvenuta negli uffici campani di Seri Industrial, ben lontani dal territorio brindisino e quindi anche dal pieno coinvolgimento del sistema industriale brindisino, così come chiesto da più parti. Per questo motivo, non ci siamo meravigliati di tutta questa fretta. E invece dietro tutto questo c’era una strategia. Non a caso, il giorno successivo alle parti interessate è arrivata la notizia del rinvio della riunione del tavolo ministeriale (prevista per l’8 luglio a Roma) sul futuro della chimica di base e quindi su Eni-Versalis. Se ne parlerà il 30 luglio e qualsiasi sarà l’esito dal giorno dopo saranno tutti in vacanza e della sorte economica ed occupazionale di Brindisi se ne fregheranno tutti.
Ma nel frattempo sta accadendo anche di peggio. Eni Versalis, infatti, ha comunicato alle Rsu che da lunedì 13 luglio ci sarà il fermo totale degli impianti del Petrolchimico di Brindisi. Una autentica tragedia, se si considera che le aziende e gli operai dell’ìndotto saranno da subito senza lavoro, mentre le uniche luci della fabbrica che resteranno accese saranno quelle del cantiere ancora inesistente della Gigafactory.
Certo, una morte annunciata, ma nessuno avrebbe immaginato che il gruppo leader della chimica italiana avesse deciso di attuare una strategia di uscita da Brindisi così repentina.
Eni-Versalis, insomma, ha fatto un “pernacchio” alle tante autorità, ai rappresentanti datoriali ed ai sindacalisti festanti che, armati di caschetto, si sono spellati le mani per applaudire gli uomini Eni ed il ministro Urso.
Adesso, ne siamo certi, ci sarà la corsa a chiedere incontri, a sollecitare l’intervento della Regione e quello del Governo. Intanto, però, nel Petrolchimico si celebrerà la morte della chimica che andava trasformata, resa compatibile con la salute dei cittadini e con il rispetto dell’ambiente, ma certamente non abbandonata al suo destino.
Qualcuno chiederà di tornare indietro, pur sapendo che non accadrà nulla. Ma sarebbe utile, invece, che in tanti chiedessero ad Eni, visto che ha deciso di andar via, di procedere con lo smontaggio degli impianti ormai spenti e di bonificare enormi aree della nostra zona industriale. Perché dei cocci di chi a Brindisi ha prodotto solo utili miliardari non sappiamo davvero cosa farcene.